Sciopero dei trasportatori, tutti felici e contenti. Tranne chi deve fare benzina: «E io pago!»

Tra strette di mano, accordi e promesse, la protesta sembra finire a tarallucci e vino. Ma alla pompa il portafoglio continua a piangere. E a Napoli qualcuno si domanda: «Ma allora, tutto ‘stu burdello a che è servuto?»

NAPOLI – Signore e signori, possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo: la protesta degli autotrasportatori ha prodotto un risultato straordinario. Si sono parlati, si sono incontrati, hanno discusso e alla fine è arrivato il momento delle strette di mano.

Manca soltanto una bella tavolata con taralli, vino e una fotografia ricordo.

Peccato che, mentre qualcuno festeggia gli accordi, l’automobilista continua a fare i conti con il caro carburante.

La protesta finisce, il pieno resta un lusso

Nella nostra immaginaria stazione di servizio satirica, il tabellone sembra quello di una gioielleria:

  • Benzina: 2,50 euro al litro.
  • Gasolio: 2,80 euro al litro.
  • GPL: 0,90 euro al litro.

Prezzi utilizzati per la rappresentazione satirica, non quotazioni ufficiali rilevate alla pompa.

A questi prezzi, prima di fare il pieno, bisognerebbe chiedere un preventivo, consultare il commercialista e magari accendere un piccolo finanziamento.

Una volta si diceva: «Metti venti euro».

Oggi il benzinaio potrebbe rispondere: «Va bene, ma vuoi anche accendere il motore o ti basta guardare la lancetta?».

Tutti al tavolo delle trattative. Il cittadino? Alla cassa!

La politica annuncia interventi, le associazioni discutono le soluzioni e gli autotrasportatori cercano risposte ai costi che pesano sul loro lavoro.

Tutto legittimo.

Ma il cittadino comune una domanda se la pone: «E a me chi mi difende?»

Perché il problema del carburante non riguarda soltanto chi guida un camion. Riguarda chi ogni mattina prende l’auto per lavorare, chi accompagna i figli a scuola, chi deve raggiungere un ospedale e chi non ha alternative per spostarsi.

E riguarda anche il costo dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole.

A Napoli la soluzione è pronta: il pieno solo nelle grandi occasioni

Se il carburante continua a costare tanto, bisognerà cambiare abitudini.

L’auto si userà soltanto per matrimoni, battesimi e comunioni. Per andare al lavoro, invece, si valuterà l’acquisto di un somarello, possibilmente a basso consumo.

E al distributore, invece di chiedere «Quanto metto?», si domanderà direttamente: «Accettate il pagamento a rate?».

Naturalmente scherziamo. Ma fino a un certo punto.

La vera domanda: chi ha vinto?

Gli autotrasportatori chiedono sostegni, il Governo cerca una mediazione e i cittadini aspettano un sollievo concreto.

Un accordo può anche essere un passo avanti per il settore, ma non equivale automaticamente a una riduzione dei prezzi alla pompa.

E allora, più che proclamare vincitori e vinti, bisognerebbe guardare ai risultati.

Perché se dopo tanto rumore il cittadino continua a spendere gli stessi soldi, c’è poco da brindare.

A Napoli si dice che tutto può finire a tarallucci e vino.

Questa volta, però, il dubbio è un altro:

«Ma ‘sti taralli e ‘stu vino… chi li paga?»

Probabilmente sempre lo stesso.

Quello che, dopo aver fatto il pieno, guarda lo scontrino e sospira:

«E IO PAGO!»

La Voce di Partenope – Rubrica satirica. Il racconto è ironico e i brindisi rappresentati nella grafica sono immaginari.